Tolleranza Immunologica

La gravidanza rappresenta un fenomeno fisiologico unico in natura, consistente nella simbiosi tra individui parzialmente diversi o semi-allogenici; il feto infatti porta un corredo genetico per metà di derivazione paterna (Kammerer et al., 2004). Questo tipo di coesistenza richiede una raffinata e complessa regolazione del sistema immunitario, sia materno che fetale, il cui scopo è ad un tempo quello di garantire una efficiente protezione contro eventuali infezioni e di consentire il processo d’invasione del tessuto embrionale “estraneo” nel contesto di quelli materni evitando che i fisiologici meccanismi di reazione immunitaria, messi in atto dall’organismo della madre, risultino dannosi per l’embrione.

Anni di studi e ricerche hanno solo in parte chiarito le modalità attraverso le quali si realizza questo riassetto immunologico. 

A tutt’oggi, la tolleranza nei confronti del feto da parte del sistema immunitario materno resta un enigma e, per certi aspetti un vero e proprio paradosso immunologico (Erlebacher, 2001).

Il principale subset di cellule immunocompetenti presenti nella decidua materna, con un ruolo rilevante nella risposta immunitaria gravidica, (oltre alle cellule NK di cui non parleremo in questa sede) è rappresentato dai linfociti T. Anche questi elementi cellulari sono in stretto contatto con il trofoblasto, ma non riconoscendo come estranee le cellule trofoblastiche MHC-(Ia)-negative, non lo attaccano. Come è noto, esistono 2 subsets principali dei linfociti T helper CD4+ : Th1 e Th2, caratterizzati da un diverso profilo secretorio di citochine e da diverse funzioni nell’ambito della risposta immunitaria.
A seconda del prevalere dell’uno o dell’altro pattern secretorio (tipo 1 o tipo 2) e della sequenza temporale con cui si realizza questo tipo di polarizzazione, la risposta immunitaria che ne deriva risulta diversamente modulata. Durante la gravidanza risulta potenziata la risposta umorale (tipo 2) mentre è attenuata quella cellulo-mediata (tipo 1) (Lin et al., 2001).
Una volta indotto, lo shift Th2 si mantiene per tutta la gestazione fino alle fasi finali, allorquando si verificano ulteriori modificazioni in prossimità del parto. Tra i fattori che regolano e mantengono la polarizzazione in senso Th2 un ruolo importante è rivestito da citochine, ormoni ed altre molecole.
L’IL-10 è probabilmente una delle citochine di maggiore rilevanza, risultando molto espressa a livello del trofoblasto sia murino che umano; per tale motivo è ritenuta di grande importanza nel controbilanciare i potenziali effetti deleteri delle citochine ‘pro-infiammatorie’di tipo1 (Chaouat et al., 1999).